Recensione: Mandorla amara di Cristina Cassar Scalia

da Margherita Ventura
1.5
(2)

Ho incontrato Mandorla amara di Cristina Cassar Scalia in un pomeriggio d’agosto, durante una passeggiata tra gli scaffali della mia libreria di fiducia. Era da poco uscito, nell’estate del 2023, e portava con sé il fascino caldo e misterioso della Sicilia, dove è ambientata l’intera serie. Il nome dell’autrice era già una garanzia, ma è stato il titolo a colpirmi: Mandorla amara evocava qualcosa di dolce solo in apparenza, con un retrogusto pericoloso. Come il giallo perfetto.

Appartenente al genere noir/poliziesco italiano, il romanzo è il nono capitolo della serie con protagonista Vanina Guarrasi, vicequestore di Catania. A spingermi alla lettura è stata la voglia di ritrovare Vanina, una donna forte, complessa, vera. Avevo bisogno di una storia che mi facesse evadere e che, allo stesso tempo, parlasse la mia lingua: quella dei legami autentici, della memoria e dell’intuito. Fin dalle prime pagine ho capito che sarebbe stato uno di quei libri da divorare.

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Mandorla amara
  • Cassar Scalia, Cristina (Author)

L’autrice e il suo percorso

Cristina Cassar Scalia è una delle voci più brillanti del giallo italiano contemporaneo. Originaria di Noto, medico oftalmologo di professione, scrittrice per passione, ha saputo costruire nel tempo un universo narrativo credibile e ricco, con al centro una figura femminile che sfugge agli stereotipi. Avevo già letto Sabbia nera, il romanzo che inaugura la serie, e La salita dei saponari, che mi aveva profondamente colpita per ritmo e introspezione.

Cassar Scalia ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Scerbanenco dei lettori, e i suoi romanzi sono spesso ai vertici delle classifiche di vendita. La sua esperienza professionale e l’amore per la Sicilia traspaiono con forza in ogni pagina: anche in Mandorla amara si avverte questa fusione tra rigore, empatia e profondo radicamento culturale.

Il viaggio nella storia

La storia si apre su uno scenario mozzafiato e insieme terribile: sette cadaveri vengono ritrovati su uno yacht alla deriva nelle acque limpide del mare siciliano. A bordo del panfilo non c’è traccia di vita, solo corpi senza vita e un odore inquietante. A scoprire la scena del crimine sono il medico legale Adriano Calì e l’avvocata Maria Giulia De Rosa, che si trovano lì per una gita in barca. L’atmosfera è rovente, non solo per il caldo di luglio ma anche per la tensione crescente che si respira fin dalle prime righe.

Il medico legale capisce quasi subito la causa della morte: avvelenamento da cianuro, probabilmente mescolato a latte di mandorla, un dettaglio inquietante che collega subito il caso alla famiglia Lavinaio, imprenditori nel settore delle bevande tradizionali. E da qui parte l’indagine, che porta Vanina a rientrare d’urgenza dalle sue ferie forzate, nel bel mezzo di una crisi personale con Paolo, il suo compagno, che si è allontanato senza troppe spiegazioni.

Il romanzo si snoda tra ipotesi, piste false, tensioni emotive e un caldo opprimente che sembra amplificare ogni sensazione. L’inchiesta si complica man mano che emergono i legami tra le vittime e la fitta rete familiare ed economica dei Lavinaio. Vanina capisce che dietro l’apparente linearità dell’avvelenamento si nasconde qualcosa di più profondo e oscuro.

Uno dei temi centrali che mi ha colpita è quello della paura come blocco: paura di soffrire, di fidarsi, di lasciarsi andare. Lo si vede bene nella relazione tra Vanina e Paolo, ma anche nel modo in cui Vanina affronta il caso: sempre sul filo tra razionalità e istinto, come se volesse proteggersi da ogni emozione che possa destabilizzarla.

Lo stile di Cristina Cassar Scalia è quello che ormai riconosco come una firma: preciso, diretto, coinvolgente, con dialoghi serrati e una narrazione che alterna ritmo investigativo e profondità psicologica. I personaggi secondari – Bettina, Patanè, Marta, Toscano – sono tutti tratteggiati con cura, creando un universo vivo e credibile. Anche quando Patanè è distante, a Palermo accanto alla moglie malata, riesce a far sentire la sua presenza con ironia e saggezza.

Un passaggio che mi ha particolarmente toccato è una riflessione di Paolo, che parla della paura di vivere pienamente:

“Ti crogioli nel terrore di rivivere, standomi accanto, l’incubo peggiore della tua vita, e nel frattempo rovini a entrambi quella che Dio, o chi per lui, ci ha messo a disposizione.”
Queste parole mi hanno colpita perché raccontano qualcosa che tutti, in fondo, viviamo: la paura di essere felici.

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Mandorla amara
  • Cassar Scalia, Cristina (Author)

Il libro nel panorama letterario

Mandorla amara si inserisce perfettamente nella scia del giallo mediterraneo, che unisce la suspense del poliziesco al colore e alla cultura del Sud Italia. Rispetto ad altri romanzi della serie, ho trovato questa indagine più introspettiva e meno d’azione, ma non per questo meno avvincente.

Se lo confronto con Il talento del cappellano o Il castagno dei cento cavalli, questo libro mi è sembrato più maturo, quasi una pausa riflessiva nella vita di Vanina, ma con un caso altrettanto articolato. Cristina Cassar Scalia è riuscita, ancora una volta, a rinnovare la formula senza stravolgerla, mantenendo viva l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina.

Chi ama autrici come Alicia Giménez-Bartlett o Maurizio de Giovanni troverà in Vanina Guarrasi una figura femminile forte e moderna, capace di farci riflettere anche fuori dalle pagine.

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Mandorla amara
  • Cassar Scalia, Cristina (Author)

Le mie riflessioni

Ciò che mi è piaciuto davvero di Mandorla amara è la capacità di fondere il caso poliziesco con l’introspezione emotiva, senza mai risultare forzato. La scrittura di Cassar Scalia è fluida e mai banale, e riesce a farmi sentire la Sicilia sulla pelle: il caldo, i profumi, i suoni, la gente.

Avrei forse voluto qualcosa di più sul fronte personale di Vanina. Il distacco con Paolo è gestito in modo realistico, ma il suo personaggio – così complesso e sfaccettato – meriterebbe un approfondimento maggiore. Inoltre, sebbene il colpo di scena finale sia ben costruito, ho trovato la soluzione un po’ prevedibile rispetto ad altri episodi della serie. Nulla che tolga gusto alla lettura, ma è quel dettaglio che mi ha fatto abbassare leggermente il voto.

Il libro, comunque, mi ha lasciato con una sensazione di pienezza e malinconia. Come quando si finisce una vacanza in un posto che si ama e si sa che, anche se si tornerà, non sarà mai uguale. Vanina resta con me, come un’amica che vorrei chiamare per un caffè e che invece vedrò tra un anno, nel prossimo romanzo.

È una lettura scorrevole, ma non leggera: richiede attenzione e partecipazione emotiva. E per questo, credo, continuerà a vivere nel tempo.

Conclusione personale

Mandorla amara di Cristina Cassar Scalia è un altro tassello prezioso nel mosaico di storie che compongono la saga di Vanina Guarrasi. Un giallo solido, ben scritto, che coinvolge e fa riflettere. Il suo equilibrio tra indagine, umanità e paesaggio siciliano è, ancora una volta, vincente.

Il mio voto è un 8.5/10, con la certezza che chi ama il noir italiano non potrà restare deluso. Lo consiglio a chi cerca un giallo elegante ma accessibile, a chi ha voglia di una protagonista femminile che lotta, sbaglia, ama e vive intensamente. E a chi, come me, non vede l’ora di sapere come andrà a finire tra Vanina e Paolo.

Se anche tu hai letto Mandorla amara, raccontami la tua esperienza: ti ha emozionato quanto me?

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  • Cassar Scalia, Cristina (Author)

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