Recensione Un animale Selvaggio di Joël Dicker

da Margherita Ventura
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Un animale selvaggio di Joël Dicker è arrivato nella mia vita con l’irruenza tipica dei romanzi di questo autore: senza chiedere permesso e travolgendomi fin dalla prima pagina. Confesso di avere un certo scetticismo nei confronti dei bestseller, un pregiudizio che fatico a scrollarmi di dosso. Eppure, ogni volta che apro un nuovo romanzo di Dicker, quel pregiudizio cade come neve al sole. Anche questa volta è successo: ho divorato il libro in poco più di 36 ore (non consecutive), completandolo in quattro giorni dall’uscita in Italia, avvenuta il 25 marzo 2025.

Mi ha colpito subito il titolo, Un animale selvaggio, evocativo, istintivo, magnetico. Mi sono detta: “Dicker sta per cambiare pelle”. E così è stato. Rispetto ai suoi romanzi precedenti, qui si avverte un’evoluzione, un’attenzione più spiccata alla psicologia, alle dinamiche emotive, al ritmo interiore dei personaggi. Un’opera che mantiene la tensione da thriller ma aggiunge spessore, anche grazie alla maturità che l’autore ha raggiunto nella sua vita personale — oggi marito, padre, uomo. Tutto questo si riflette nella narrazione. Il risultato? Una lettura ipnotica, capace di appassionare ma anche di far riflettere.

L’autore e il suo percorso

Joël Dicker non ha certo bisogno di presentazioni. Autore svizzero nato nel 1985, ha conquistato la scena letteraria internazionale nel 2012 con La verità sul caso Harry Quebert, un successo planetario che lo ha reso una star della narrativa contemporanea. A questo primo successo sono seguiti romanzi altrettanto amati come Il libro dei Baltimore, La scomparsa di Stephanie Mailer e L’enigma della camera 622.

Con Un animale selvaggio, Dicker sembra voler voltare pagina, o almeno ampliare la sua poetica. Il thriller rimane al centro, ma si fa più esistenziale, più intimo, più noir. Il suo stile inconfondibile — capitoli brevi, ritmo serrato, cambi di prospettiva — è sempre presente, ma arricchito da un approfondimento psicologico che, a mio avviso, lo rende ancora più coinvolgente. Un autore che sa crescere insieme ai suoi lettori.

Il viaggio nella storia

La trama di Un animale selvaggio è costruita come un mosaico elegante e letale. Si apre con una rapina, il 2 luglio 2022, a una gioielleria di Ginevra. Ma quello che sembra l’inizio di un normale romanzo poliziesco si rivela subito qualcosa di molto più articolato. Venti giorni prima, in un elegante quartiere svizzero, Sophie Braun si prepara a festeggiare il suo quarantesimo compleanno. È bella, ricca, intelligente, madre di due figli e sposata con Arpad, uomo affascinante e altrettanto fortunato. Vivono nella “Casa di vetro”, una villa perfetta, simbolo di una vita perfetta. Ma basta poco per capire che sotto quella patina lucida si nascondono crepe profonde.

La famiglia Braun incarna l’apparenza: successo, armonia, equilibrio. Ma i segreti accumulati diventano mine pronte a esplodere. Attorno a loro si muovono altri personaggi, come Greg Liégan, poliziotto ossessionato da Sophie, e Karine, sua moglie, frustrata e invidiosa. Il confronto tra i due nuclei familiari (i Braun e i Liégan) è continuo e corrosivo. L’erba del vicino, si sa, è sempre più verde — ma anche più pericolosa.

Dicker orchestra la narrazione con continui salti temporali e cambi di punto di vista, creando una tensione crescente. All’inizio questo può spiazzare, ma poi tutto torna, ogni dettaglio trova il suo posto. I colpi di scena sono ben dosati, mai gratuiti. E più si va avanti, più si capisce che il vero “animale selvaggio” non è uno solo, ma siamo tutti noi, con le nostre ferite, i nostri impulsi, i nostri desideri repressi.

“Bisogna diffidare degli animali feriti. È il momento in cui sono più pericolosi.”

Questa frase riassume l’essenza del libro: ognuno dei personaggi agisce a partire da una ferita. Alcune risalgono a molto tempo prima, altre sono recenti, ma tutte determinano azioni che, a catena, distruggeranno l’equilibrio illusorio di molte vite.

Uno degli aspetti più belli del libro è l’analisi delle gabbie interiori, quelle che ci costruiamo da soli. Sophie vuole sentirsi libera, vuole essere “una pantera”, non più la moglie perfetta. Ma quale libertà è davvero possibile, e a quale prezzo?

Il libro nel panorama letterario

Un animale selvaggio si inserisce nel panorama del thriller psicologico con uno stile ben riconoscibile, ma con un’anima rinnovata. Rispetto ai precedenti romanzi di Dicker, qui il focus si sposta dall’indagine poliziesca pura a una narrazione più noir, quasi esistenziale, che ricorda alcuni autori della letteratura francese contemporanea.

Mi ha fatto pensare, in certi momenti, ai romanzi di Pierre Lemaitre, per la capacità di scavare nelle psicologie, ma anche a Gillian Flynn per l’attenzione al lato oscuro della borghesia. Tuttavia, Dicker mantiene la sua voce unica, con la sua maestria nel giocare con il tempo, e con la capacità di depistare il lettore fino all’ultimo.

Chi ha amato Harry Quebert ritroverà qui la struttura ad incastro e il piacere del mistero, ma con un taglio più maturo, più adulto, più crudo.

Le mie riflessioni

Mi è piaciuto moltissimo questo romanzo. È una storia che corre veloce come un treno, ma che sa anche fermarsi per farci riflettere. L’ho apprezzato per la sua capacità di raccontare la fragilità delle relazioni, il peso delle aspettative sociali, la tensione tra libertà e responsabilità. È un libro che parla di famiglie, di segreti, di desideri repressi — ma soprattutto, parla di ciò che siamo disposti a sacrificare pur di apparire perfetti.

I personaggi, pur con qualche tratto stereotipato inizialmente, acquisiscono profondità strada facendo. Tuttavia, ammetto che avrei voluto sentire di più, emozionarmi di più, in certi passaggi chiave. Sophie, per esempio, rimane affascinante ma distante, e lo stesso vale per Arpad. Forse è una scelta voluta, per mantenere quell’aura di mistero. Ma un pizzico in più di empatia avrebbe reso l’esperienza di lettura ancor più intensa.

La forza di questo libro sta anche nella sua capacità di rispecchiare noi stessi. Chi non si è mai sentito intrappolato in una “Casa di vetro”? Chi non ha mai desiderato essere, almeno una volta, un animale selvaggio?

Conclusione personale

Un animale selvaggio di Joël Dicker è un thriller che va oltre il genere, mescolando mistero, introspezione e critica sociale. È una lettura avvincente, ben costruita, che non delude chi cerca trame complesse ma accessibili.

Il mio voto? 4,5 stelle su 5. Un romanzo potente, intrigante, ben scritto, anche se non sempre coinvolgente a livello emotivo. Lo consiglio a chi ama i thriller intelligenti, i romanzi che scavano nei rapporti umani, ma anche a chi vuole semplicemente una storia che tenga incollati fino all’ultima pagina.

Leggetelo. Ma preparatevi a domandarvi: e io, quanto sono selvaggio?

Se l’avete letto, fatemi sapere: qual è stata la vostra gabbia? E siete riusciti a uscirne?

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