Ho scoperto L’orologiaio di Brest di Maurizio De Giovanni in un momento particolare della mia vita. Avevo appena terminato una lettura intensa e cercavo qualcosa che fosse capace di scavare nella memoria, nella Storia e nei legami familiari con la stessa profondità emotiva.
Pubblicato da Feltrinelli nel 2024, questo romanzo è classificabile come noir storico-esistenziale, un racconto avvolgente che fonde la narrativa civile con l’indagine interiore.
Conoscevo già l’autore attraverso la sua celebre serie del Commissario Ricciardi, ma questo titolo mi attirava per un motivo più profondo: sentivo che avrebbe raccontato una parte del nostro passato collettivo troppo spesso rimossa.
La copertina, il titolo enigmatico e il tema del “tempo” – che per qualcuno si è fermato durante gli anni di piombo – mi hanno convinto. Le prime pagine, devo ammetterlo, non sono state facili. Ma come spesso accade con le cose che valgono davvero, la pazienza è stata ripagata.
Quello che all’inizio sembrava un meccanismo narrativo arrugginito si è presto rivelato un ingranaggio perfettamente calibrato, pronto a portarmi in un viaggio tanto oscuro quanto affascinante.
L’AUTORE E IL SUO PERCORSO
Maurizio De Giovanni non ha bisogno di presentazioni: è una delle firme più importanti della narrativa italiana contemporanea. Dai Bastardi di Pizzofalcone a Mina Settembre, passando per il magistrale Commissario Ricciardi, i suoi personaggi popolano pagine e schermi con una potenza narrativa rara.
Ho letto “Volver”, uno degli ultimi capitoli del ciclo di Ricciardi, e ho riconosciuto anche lì il suo talento nel tenere insieme introspezione e indagine sociale.
“L’orologiaio di Brest” rappresenta però un salto narrativo e tematico. Qui De Giovanni si confronta con il passato politico italiano, con la memoria storica e con il peso delle eredità invisibili. Una scrittura che si fa più adulta, più meditata.
I suoi riconoscimenti, numerosi e meritati, trovano in questo libro una nuova giustificazione. La sua biografia – napoletano, narratore di anime e cronista del nostro tempo – emerge potentemente in questa storia che parla del nostro Paese con uno sguardo lucido, ma profondamente umano.
IL VIAGGIO NELLA STORIA
La trama di L’orologiaio di Brest è tanto semplice quanto devastante: due vite segnate da un crimine del passato si incontrano, si scontrano e infine si alleano nella ricerca di una verità che sembra sfuggente.
Vera Coen è una giornalista precaria, cresciuta nell’ombra della morte del padre, un poliziotto ucciso negli anni ’80 in un attentato mai rivendicato. Andrea Malchiodi è un professore caduto in disgrazia, figlio di un uomo scomparso misteriosamente, travolto da un’accusa mai pienamente chiarita.
Quando Vera gli rivela che suo padre è probabilmente l’assassino del padre di lei, inizia un’indagine che riavvolge il tempo fino al cuore buio della nostra Repubblica. Un percorso disseminato di archivi polverosi, testimonianze interrotte e ombre potenti: i servizi segreti deviati, le organizzazioni armate, le verità insabbiate. Ma non è solo un viaggio nei misteri della storia: è anche, e soprattutto, un viaggio dentro di sé.
De Giovanni intreccia il racconto con una scrittura precisa e misurata, in cui il ritmo cresce pagina dopo pagina. All’inizio, la lettura richiede concentrazione, ma presto la tensione prende il sopravvento. La costruzione narrativa è sapiente: i dialoghi sono realistici, le emozioni sincere, i flashback mai invadenti.
Il personaggio di Vera è quello che più mi ha colpito: determinata ma fragile, è una donna moderna che non rinuncia alla verità anche quando fa male. Andrea, invece, è lo specchio del disincanto: un uomo che ha perso tutto e che trova nell’indagine una possibilità di redenzione. Il loro rapporto, sospeso tra diffidenza e attrazione, è raccontato con pudore e autenticità.
Un passaggio che mi ha profondamente colpito è quando Andrea osserva una vecchia foto e si rende conto che “l’immagine fissa non restituisce mai tutto il dolore che la precede”. È in quel momento che ho capito quanto questo libro parlasse anche di noi, lettori e cittadini, testimoni di un passato che continua a interrogare il nostro presente.
IL LIBRO NEL PANORAMA LETTERARIO
L’orologiaio di Brest si inserisce perfettamente nel filone del thriller civile all’italiana, accanto a romanzi come Romanzo Criminale di De Cataldo o Io non ho paura di Ammaniti. Ma, a differenza di molti altri noir, qui la tensione narrativa non è fine a se stessa: serve per scavare nei buchi neri della nostra memoria nazionale.
Rispetto ad altri romanzi di De Giovanni, questo è più complesso, meno “televisivo”, più riflessivo. Non ci sono investigatori brillanti o indagini con colpi di scena ogni tre pagine, ma un costante lavoro sulla memoria, sull’identità e sulla responsabilità. È per questo che, pur essendo un fan dei Bastardi di Pizzofalcone, ho trovato in “L’orologiaio di Brest” una voce nuova e necessaria.
Lo consiglio a chi ama le storie vere, profonde, che non cercano solo di intrattenere ma di interrogare. A chi ha vissuto gli anni ’70 e ‘80 o vuole capirli. A chi crede che ogni libro possa essere anche un atto politico.
LE MIE RIFLESSIONI
Quello che mi è piaciuto di più di “L’orologiaio di Brest” è il modo in cui De Giovanni riesce a fondere la Storia con la storia personale. I personaggi non sono mai caricature, ma persone vive, ferite, in cerca di senso. L’autore non fa sconti a nessuno, nemmeno ai suoi protagonisti: tutti devono fare i conti con il passato.
Se devo trovare un difetto, direi che l’inizio del romanzo è un po’ faticoso, soprattutto per chi non ha dimestichezza con i riferimenti storici o politici. Ma una volta superata la soglia, la narrazione prende vita con una forza magnetica.
Questo libro mi ha lasciato un senso di inquietudine e gratitudine: inquietudine per le verità che affiorano, gratitudine per la capacità della letteratura di rimettere in moto l’orologio della coscienza. Penso che resterà nel tempo perché interroga un tempo che ancora ci appartiene, anche se facciamo finta di averlo dimenticato.
Non è una lettura da ombrellone, ma neanche un saggio accademico: è una sfida, sì, ma accessibile a chi ha voglia di mettersi in gioco.
CONCLUSIONE PERSONALE
L’orologiaio di Brest di Maurizio De Giovanni è un romanzo che parte in sordina e poi ti trascina in un vortice di emozioni, dubbi, verità sepolte. Una lettura impegnativa ma profondamente appagante, capace di far riflettere sul passato per capire meglio il presente.
Il mio voto finale è 8,5 su 10: non perfetto, ma necessario.
Lo consiglio a chi ama i romanzi che sanno andare oltre la trama, a chi cerca nella lettura un dialogo con la realtà, a chi ha il coraggio di affrontare le ombre della Storia per portare un po’ più di luce nel proprio tempo.
Se anche tu hai letto questo libro, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Qual è stato per te “l’ingranaggio” che ha fatto scattare qualcosa?
