Recensione Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie

da Margherita Ventura
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Ricordo perfettamente la prima volta che ho sentito parlare di Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie. Era durante una conversazione con un’amica appassionata di romanzi gialli classici. Mi raccontò con entusiasmo di questo investigatore belga dai baffi impeccabili, Hercule Poirot, e di un omicidio avvenuto in un treno bloccato dalla neve nei Balcani. La sola ambientazione mi ha incuriosito: un treno, la neve, un mistero da risolvere. E così ho deciso di tuffarmi in quello che è considerato uno dei capolavori più celebri del giallo classico, pubblicato per la prima volta nel 1934.

Assassinio sull’Orient Express rientra nel genere giallo investigativo, un romanzo che unisce intelligenza narrativa, logica deduttiva e una costruzione perfetta del mistero. La mia prima impressione? Mi sono subito sentito in viaggio, coinvolto in una storia avvincente che non ti permette di distrarti nemmeno per un attimo. Fin dalle prime pagine, il tono era chiaro: non si trattava di un semplice romanzo, ma di un meccanismo narrativo perfetto.

L’autrice e il suo percorso

Agatha Christie è, a buon diritto, conosciuta come la regina del giallo. Nata nel 1890 e scomparsa nel 1976, ha scritto oltre 80 opere tra romanzi, racconti e pièce teatrali. Oltre a Assassinio sull’Orient Express, sono famosissimi anche Dieci piccoli indiani, Assassinio sul Nilo e La sagra del delitto.

Il suo stile è inconfondibile: asciutto, preciso, mai dispersivo. Ogni parola ha una funzione, ogni dettaglio è significativo. È stata insignita del titolo di Dama dell’Impero Britannico e i suoi romanzi hanno venduto oltre due miliardi di copie nel mondo, secondo solo alla Bibbia e a Shakespeare.

In Assassinio sull’Orient Express si percepisce chiaramente la sua capacità di osservare la natura umana, la sua ironia sottile e la consapevolezza dei limiti della giustizia formale. La biografia di Christie, fatta di viaggi, relazioni complesse e un’intelligenza fuori dal comune, si riflette nella capacità di costruire trame che sono veri e propri labirinti logici.

Il viaggio nella storia

Il romanzo si apre con Poirot che, dopo aver risolto un caso a Istanbul, sale sull’Orient Express, diretto verso Calais. A bordo si trova un gruppo variegato di passeggeri, provenienti da diverse parti del mondo, ciascuno con un passato misterioso e dettagli apparentemente insignificanti che si riveleranno fondamentali.

Durante la notte, il treno rimane bloccato a causa di una nevicata. Il mattino dopo, uno dei passeggeri, il signor Ratchett, viene trovato morto nella sua cabina, pugnalato più volte. La porta è chiusa dall’interno. Nessuna impronta. Nessun rumore. Nessuna fuga possibile. L’assassino è ancora a bordo. Da qui inizia una delle indagini più celebri di Poirot, fatta di interrogatori, ricostruzioni logiche e colpi di scena geniali.

Ciò che mi ha colpito maggiormente sono stati i temi morali che si intrecciano al mistero. Non si tratta solo di scoprire “chi” ha ucciso, ma anche “perché” e se la giustizia debba necessariamente coincidere con la legge. Il romanzo si muove in una zona grigia, dove le motivazioni emotive e il desiderio di vendetta si scontrano con la razionalità del diritto.

Lo stile di scrittura di Christie è magistrale. Riesce a dire tanto con poco, a costruire tensione con un dialogo, a dipingere personaggi vividi con poche pennellate. La narrazione è snella, i capitoli brevi e avvincenti, e ogni dettaglio — anche il più banale — trova il suo posto nel quadro finale.

I personaggi, seppur numerosi, sono perfettamente delineati. Ognuno ha una voce, un accento, un comportamento che lo rende unico. Mi ha colpito molto la figura di Mrs. Hubbard, apparentemente fastidiosa, ma che nasconde più di quanto si immagini. E naturalmente Poirot, che con il suo metodo basato sull’osservazione e la psicologia, riesce a fare luce dove tutti vedono solo buio.

Una scena che mi ha colpito particolarmente è quella in cui Poirot, alla fine, mette tutti i passeggeri nella carrozza ristorante e svela il mistero. È un momento di grande teatro, in cui ogni tassello va al suo posto, con una logica tanto impeccabile quanto disarmante.

Il libro nel panorama letterario

Assassinio sull’Orient Express è uno dei romanzi gialli più noti e citati della letteratura mondiale, e non a caso. Ha influenzato generazioni di scrittori e sceneggiatori, e l’ambientazione chiusa e claustrofobica del treno è diventata un archetipo narrativo replicato in decine di opere successive, da film a serie TV.

Rispetto ad altri romanzi di Agatha Christie, come Assassinio sul Nilo o Il Natale di Poirot, qui si avverte una maturità narrativa particolare. Tutto è calibrato al millimetro. Nessun personaggio è superfluo, nessun indizio è casuale.

Personalmente, lo inserisco tra le mie letture gialle preferite, accanto a Conan Doyle e Simenon. Lo consiglierei a chi ha amato La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker, o L’assassinio di Roger Ackroyd, altro gioiello della Christie.

Le mie riflessioni

Cosa mi è piaciuto davvero di questo libro? Praticamente tutto. Dalla costruzione della trama alla caratterizzazione dei personaggi, dalla suspense sempre crescente alla soluzione finale, che definire sorprendente è poco. È uno di quei libri in cui tutto è così ben costruito da lasciare il lettore con un senso di meraviglia e rispetto.

Se dovessi trovare un punto debole, forse direi che Poirot appare leggermente distaccato dal punto di vista emotivo. Mi sarebbe piaciuto vederlo più coinvolto nella riflessione morale sull’esito dell’indagine. Tuttavia, capisco che il suo ruolo è quello dell’osservatore razionale, del giudice imparziale.

Questa lettura mi ha fatto riflettere su quanto sia sottile il confine tra giustizia e vendetta, e su come la verità possa avere molte facce. Mi ha lasciato un senso di inquietudine, ma anche di soddisfazione per aver assistito a un’opera narrativamente perfetta.

Nonostante il libro abbia ormai più di 90 anni, è ancora incredibilmente moderno. I temi, i dialoghi, il ritmo — tutto regge perfettamente. È una lettura scorrevole, ma per nulla banale. La Christie riesce a catturare l’attenzione con pochi elementi, e a mantenerla viva fino all’ultima pagina.

Conclusione personale

Assassinio sull’Orient Express è una lettura che consiglio senza riserve. È il tipo di libro che può piacere tanto a chi ama i gialli classici quanto a chi si avvicina per la prima volta al genere. La costruzione narrativa, l’eleganza della scrittura e l’ingegno nella risoluzione lo rendono un’opera imperdibile.

Se dovessi dare un voto? Cinque stelle piene, senza esitazione. Lo definirei un capolavoro del giallo deduttivo, un libro che va letto almeno una volta nella vita — ma che si presta benissimo anche a più letture, perché ogni volta si scoprono nuovi dettagli.

Il lettore ideale? Chiunque ami il mistero, l’intelligenza e le storie ambientate in luoghi affascinanti. E se l’avete già letto, ditemi: avevate indovinato il finale?

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