Dalla stessa parte mi troverai di Valentina Mira – Recensione

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Con Dalla stessa parte mi troverai, pubblicato nel 2024 da Sem e candidato al Premio Strega, Valentina Mira ci consegna un romanzo ibrido tra inchiesta, memoir e atto politico, che si colloca con forza nel panorama della narrativa civile contemporanea. Ambientato a Roma, con fulcro negli anni turbolenti che seguono la strage di Acca Larentia del 1978, il libro intreccia la vicenda storica dimenticata di Mario Scrocca e Rossella Scarponi a quella personale dell’autrice, offrendo al lettore una storia d’amore, resistenza e memoria. Un’opera che non solo interroga la Storia, ma anche la nostra capacità di guardare oltre le narrazioni egemoni, smascherando la retorica del perdono e della pacificazione nazionale.

Fin dalla prima pagina, Mira dimostra come la scrittura possa essere atto di denuncia e, al contempo, spazio per una nuova forma di sorellanza intergenerazionale. Dalla stessa parte mi troverai è un romanzo importante, scomodo e urgente, che scuote le coscienze e interroga profondamente il nostro rapporto con il passato recente.

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Biografia dell’autrice

Valentina Mira, nata a Roma nel 1991, si è laureata in Giurisprudenza e ha collaborato con testate come il manifesto, Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano, firmando articoli su temi politici e femministi. Dopo aver svolto vari lavori precari, esordisce nel 2021 con il romanzo X (Fandango), un atto di accusa e resistenza contro la violenza sessuale, che attira l’attenzione della critica per il suo stile tagliente e il contenuto fortemente personale. Con Dalla stessa parte mi troverai, Mira conferma la sua vocazione narrativa e civile, intrecciando la propria esperienza a una riflessione più ampia sulla giustizia, la memoria storica e l’identità politica.

Trama e analisi

Il romanzo prende le mosse dal 7 gennaio 1978, quando due giovani attivisti del Movimento Sociale Italiano vengono assassinati davanti alla sede di via Acca Larentia. Quel fatto diventa un simbolo della destra neofascista italiana. Nove anni dopo, Mario Scrocca, infermiere e militante della sinistra extraparlamentare, viene arrestato con l’accusa di aver preso parte all’agguato. Muore due giorni dopo in una cella anti-impiccagione del carcere di Regina Coeli: ufficialmente suicida, ma la dinamica della morte resterà sempre oscura.

Accanto alla vicenda storica, Mira intreccia la storia personale di Rossella Scarponi, moglie di Mario, e la propria, in un continuo passaggio tra narrazione documentaristica, autofiction e saggio politico. La scrittura è diretta, incisiva, senza sconti. Mira denuncia l’abuso del potere carcerario, la complicità istituzionale, il revanscismo della memoria neofascista, l’indifferenza verso le vittime che non rientrano nella narrazione dominante.

Il punto focale non è solo la verità giudiziaria (mai chiarita), ma la responsabilità pubblica. Come scrive l’autrice, “anche se Mario si è davvero suicidato, qualcuno ha permesso che accadesse”. Mira rende la narrazione ancora più potente includendo la propria esperienza: la relazione con un giovane neofascista, vissuta con incoscienza e poi elaborata come parte di un percorso di liberazione e consapevolezza politica.

Il romanzo si sviluppa su più piani:

  • l’indagine sul caso Scrocca,
  • la memoria di Rossella e la sua lotta silenziosa,
  • il percorso di Mira stessa verso un antifascismo non dogmatico ma consapevole, maturato attraverso il riconoscimento delle violenze fisiche, psicologiche e simboliche del potere patriarcale e autoritario.

Ne risulta un affresco denso di significati, che rifiuta la facile equidistanza tra vittime e carnefici. Mira prende posizione, e lo fa in modo esplicito.

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Analisi del contesto editoriale

Nel panorama della narrativa contemporanea italiana, Dalla stessa parte mi troverai si inserisce con una voce unica. Rispetto ad altri romanzi sugli anni di piombo o sulla memoria storica (come Romanzo di una strage di Scurati o Limonov di Carrère, per citare esempi trasversali), Mira sceglie un registro più personale, radicato nell’autobiografia e nella testimonianza, mantenendo però una forte tensione politica.

Rispetto al precedente X, questo romanzo è più maturo e articolato, abbandonando l’immediatezza del trauma per un’elaborazione più stratificata. In linea con una tendenza crescente della letteratura italiana che mescola memoir, inchiesta e romanzo (come nel caso di Giulia Caminito o Viola Ardone), Mira costruisce un’opera che può interessare un pubblico vasto, non necessariamente politicizzato, ma sensibile ai temi della memoria e della giustizia.

Dalla stessa parte mi troverai rappresenta anche una rottura con la narrazione conciliatoria post-anni di piombo, rifiutando la “memoria condivisa” in favore di una memoria conflittuale e critica. Questo lo rende un testo di rottura e per questo divisivo, come dimostrano le reazioni polemiche che ha suscitato prima ancora dell’uscita.

Valutazione critica

Tra i punti di forza del romanzo va segnalata la capacità di Mira di tenere insieme la dimensione pubblica e privata. Il racconto di Rossella e Mario non è mai ridotto a cronaca: è reso universale attraverso la scrittura, che ne coglie i momenti quotidiani, gli slanci giovanili, la tensione tra amore e militanza. La lingua è tagliente, ma al tempo stesso emotiva. Mira riesce a evocare la Roma proletaria degli anni Ottanta, i suoi contrasti, le sue luci e le sue ombre.

Il coraggio politico del testo è un altro pregio notevole: Mira si espone, si mette in discussione, prende posizione. Rifiuta la retorica del “tutti colpevoli” e restituisce dignità alle storie cancellate. Il libro denuncia l’ipocrisia della pacificazione nazionale, che spesso equilibra la bilancia morale a scapito delle vere vittime.

Tra i limiti, si potrebbe segnalare un certo squilibrio nella seconda parte del romanzo, dove la componente saggistica prevale sulla narrazione. Tuttavia, è una scelta stilistica coerente con il tono politico del libro. Mira non cerca la finzione letteraria pura, ma la verità emotiva e civile.

Conclusione

Dalla stessa parte mi troverai è un romanzo potente, necessario e profondamente politico. Valentina Mira unisce denuncia, memoria e impegno in un’opera che scuote e commuove. Non è un libro semplice o consolatorio, ma un testo che chiede al lettore di prendere posizione, di interrogarsi sulla giustizia, sulla storia e sulla responsabilità.

Consigliato a chi ama la narrativa civile, a chi cerca storie vere, a chi non si accontenta di verità ufficiali. Un libro per chi crede che la letteratura debba ancora avere il coraggio di incidere nella realtà.

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