Ho incontrato Abbaiare alla luna di Valeria Corciolani in un momento in cui sentivo il bisogno di un giallo che non fosse solo un rompicapo da risolvere, ma un romanzo capace di scavare nei chiaroscuri dell’animo umano. Pubblicato nel 2024 da Indomitus Publishing, questo libro è uno spin-off della fortunata serie “La colf e l’ispettore”, ma ha tutto il respiro narrativo di un romanzo autonomo, completo e soddisfacente.
Mi ero affezionata all’ispettrice Piera Jantet già in “Peggio per chi resta” (quinto capitolo della serie), dove faceva capolino come comprimaria. La sua voce, allora appena accennata, mi aveva colpita per quel modo di guardare il mondo senza pregiudizi, con una forza silenziosa ma salda, come certi rami che resistono alle nevicate d’inverno. Quando ho saputo che sarebbe tornata come protagonista assoluta, non ho resistito. E la promessa di una storia ambientata nei boschi della Valle d’Aosta ha fatto il resto. Dal primo capitolo, ero dentro: nella nebbia, nel fango, nell’umanità ferita che la Corciolani sa raccontare con una penna lieve e profonda insieme.
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L’autrice e il suo percorso
Valeria Corciolani è, senza dubbio, una delle voci più fresche e riconoscibili della narrativa italiana contemporanea. Con uno stile che unisce ironia, sensibilità e una particolare attenzione per l’introspezione, ha saputo costruire una comunità di lettori affezionati, a partire dal successo della serie “La colf e l’ispettore”.
Ho letto con piacere altri suoi romanzi e ne ho sempre apprezzato la capacità di trattare temi complessi senza mai cadere nella retorica, affrontando il dolore, la solitudine, la perdita con uno sguardo pieno di umanità. “Abbaiare alla luna” conferma il suo talento e, anzi, lo amplia, regalandoci un personaggio femminile che incarna la resistenza silenziosa e testarda di chi non smette di cercare la verità.
Il viaggio nella storia
Tutto inizia con un cadavere nascosto tra le frasche di un bosco, scoperto da due cercatori di funghi in una mattina piovosa di maggio. Una giovane donna, senza nome e senza passato. Toccherà all’ispettrice Piera Jantet, della questura di Aosta, far luce su questo mistero. Ma Piera è reduce da una delusione professionale: un’inchiesta su un traffico di gioielli è stata da poco archiviata, e le pressioni dei superiori per risolvere il nuovo caso entro una settimana non aiutano.
A complicare il tutto, una serie di furti inspiegabili di… piante. Sì, piccoli arbusti, cipressi nani, nulla che sembri avere un senso. Eppure, anche questo dettaglio si rivelerà un tassello importante in un puzzle che mescola dolore, segreti, simbolismi e verità negate.
Accanto a lei, ritroviamo due personaggi amatissimi: Jules Rosset, ex ispettore ora libraio nel Monferrato, e la straordinaria Alma Boero Kouyaté, la colf dal fiuto infallibile. Il loro ritorno, seppur in ruoli secondari, porta calore, saggezza e una dose sottile di ironia.
Ma il cuore pulsante del romanzo è tutto in Piera. Nei suoi silenzi, nei suoi pensieri, nel suo modo di stare al mondo. L’indagine si snoda tra falsi indizi, colpi di scena e rivelazioni amare, con un ritmo che alterna momenti di tensione a pause cariche di riflessione, in un crescendo emotivo che non lascia tregua fino all’ultima pagina.
La vittima, Rita Vidal, è molto più di un corpo da identificare: è uno specchio oscuro della stessa Jantet, due donne diverse eppure con dolori simili, due vite parallele unite da un respiro comune: quello di chi ha smesso di abbaiare alla luna e decide finalmente di parlare, anche se nessuno vuole ascoltare.
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Il libro nel panorama letterario
Nel panorama del giallo italiano contemporaneo, Abbaiare alla luna si distingue con eleganza e personalità. Non è un romanzo che si limita all’indagine: è un noir dell’anima, dove le ombre non sono solo quelle dei boschi valdostani, ma anche quelle dei sentimenti non detti, dei dolori rimossi, delle ferite mai guarite.
Il confronto con altri autori del genere viene spontaneo: c’è qualcosa di Simenon nella capacità di leggere l’animo umano, qualcosa di Fred Vargas nell’atmosfera sospesa, ma lo stile di Valeria Corciolani è unico, riconoscibile e profondamente italiano. La sua scrittura ha il sapore delle cose vere: un equilibrio raro tra leggerezza e densità, tra affetto e precisione narrativa.
Per chi ama Camilla Läckberg, Maurizio De Giovanni o Antonio Manzini, questo romanzo è un tassello da aggiungere senza esitazione alla propria libreria.
Le mie riflessioni
Cosa mi è piaciuto davvero di Abbaiare alla luna? Tutto. Dalla costruzione della trama alla profondità psicologica dei personaggi, dalla bellezza quasi tattile delle ambientazioni al modo in cui ogni dettaglio trova il suo senso.
Piera Jantet è un personaggio che rimane dentro. Non è un’eroina classica, non ha bisogno di alzare la voce per imporsi. Il suo modo di affrontare il dolore, la sua umanità, i suoi dubbi sono i nostri. La scena con la madre malata – fragile, potente, struggente – è uno di quei passaggi che ti fanno fermare la lettura per respirare.
Valeria Corciolani scrive con una cura artigianale, scegliendo ogni parola come se fosse un tassello di vetro in un mosaico. E riesce in un piccolo miracolo: parlare di temi duri (malattia, violenza, memoria) senza mai appesantire, senza mai indulgere, ma sempre con rispetto.
Un plauso anche alla casa editrice Indomitus Publishing, che ha dato vita a questo libro con una scelta editoriale coraggiosa e attenta, sostenendo il print-on-demand e promuovendo una narrativa italiana autentica e di qualità.
Conclusione personale
Abbaiare alla luna di Valeria Corciolani è un giallo profondo, intenso, perfettamente congegnato. Ma soprattutto è un libro che ti guarda dentro, che non giudica ma interroga, che lascia spazio al silenzio, alla malinconia, alla possibilità di una rinascita.
Il mio voto? 9/10, pieno e convinto. Perché leggere questo romanzo non è solo un piacere, ma un’esperienza.
Lo consiglio a chi ama le storie vere, quelle che restano, quelle che fanno male e poi guariscono. A chi cerca nei libri non solo evasione, ma anche verità. E a chi, come Piera Jantet, ha smesso di abbaiare alla luna ma non ha mai smesso di cercare risposte.
“Una si stanca di abbaiare alla luna, no?”
Forse sì. Ma ogni tanto, un romanzo così ti fa ricordare che qualcuno potrebbe finalmente ascoltarti.
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