Avevo sentito parlare di Un omicidio a novembre di Simon Mason come del giallo inglese rivelazione dell’anno. Pubblicato in Italia da Sellerio nel novembre 2025, il libro è il primo volume di una serie già acclamata nel Regno Unito. Incuriosita dalle numerose recensioni entusiaste, ho deciso di immergermi in questa nuova indagine ambientata a Oxford, attratta dal mix tra ambientazione accademica e atmosfere alla Colin Dexter.
Non sapevo davvero cosa aspettarmi. Forse una lettura elegante ma prevedibile, come capita a volte con i classici whodunit britannici. Invece, fin dalle prime pagine, mi sono trovata coinvolta in un caso che va ben oltre il delitto da risolvere: un romanzo che mette al centro due investigatori profondamente diversi ma sorprendentemente complementari, capaci di dare corpo e anima a una narrazione che oscilla tra il mistero, la satira sociale e la riflessione esistenziale.
In una Oxford affascinante e ombrosa, dove tra guglie gotiche e sale da pranzo si consumano tradimenti, ambizioni e segreti, Simon Mason costruisce un giallo solido, godibile, perfetto per chi cerca un intreccio classico ma pieno di modernità.
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L’AUTORE E IL SUO PERCORSO
Simon Mason, autore britannico dalla penna raffinata e intelligente, è conosciuto anche per la sua produzione per ragazzi, ma è con questa nuova serie investigativa che ha conquistato un pubblico adulto e appassionato di crime fiction. Con Un omicidio a novembre, Mason apre una saga promettente che affonda le radici nella tradizione del poliziesco britannico – quella di Colin Dexter e del suo ispettore Morse – ma la rinnova con un taglio attuale, audace e multiculturale.
Il punto di forza di Mason è proprio l’equilibrio tra struttura gialla impeccabile e caratterizzazione profonda dei protagonisti. Con uno stile che non rinuncia alla leggerezza anche nei momenti più cupi, riesce a costruire una narrazione dinamica, a tratti cinematografica, che tiene incollati fino all’ultima pagina.
IL VIAGGIO NELLA STORIA
Tutto comincia nell’ufficio del rettore di un prestigioso college di Oxford, dove viene ritrovato il cadavere seminudo di una giovane donna durante una cena di gala organizzata per impressionare uno sceicco miliardario. La scena del crimine è raffinata e surreale, come una pièce teatrale: un mix perfetto di lusso e tensione, in un ambiente dove ogni dettaglio nasconde una crepa.
A causa di un equivoco, l’indagine finisce per essere affidata a due poliziotti con lo stesso cognome: Ryan Wilkins e Raymond Wilkins, detti semplicemente Ryan e Ray. I due non hanno nulla in comune, se non il nome: Ryan, bianco, viene dai bassifondi, è impulsivo, problematico, padre single e pieno di istinti acuti ma incontrollabili. Ray, nero, è posato, elegante, formalmente impeccabile, con un passato da studente proprio a Oxford.
La dinamica tra i due è esplosiva, ma anche irresistibile. Tra battibecchi, diffidenze e momenti di inaspettata complicità, il romanzo cresce nella tensione ma anche nella costruzione di un duo investigativo che ha tutte le carte in regola per restare nel cuore dei lettori.
La trama si muove su più binari: la vittima è misteriosa, il movente sfugge, i sospetti abbondano. C’è lo sceicco con i suoi affari opachi, un rettore sospettoso, una domestica di origini mediorientali dal passato oscuro, e un’infinità di dettagli – fotografie compromettenti, un anello enigmatico, tracce di droga – che confondono il lettore quanto gli investigatori.
Il tutto è immerso in un’ambientazione oxoniense elegante e decadente, tra college austeri e caravan park periferici, salotti borghesi e pub popolari. Le atmosfere richiamano i classici del giallo britannico, ma il tono è fresco, moderno, a tratti irriverente. L’indagine scorre tra momenti di suspense, umorismo tagliente e digressioni intime che svelano le fragilità dei protagonisti.
E poi, come ogni buon giallo che si rispetti, arriva il colpo di scena finale, quella svolta che ribalta tutto e che Mason gestisce con maestria, facendo luce proprio dove il lettore pensava non ci fosse nulla da vedere.
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IL LIBRO NEL PANORAMA LETTERARIO
Un omicidio a novembre si inserisce nella tradizione del poliziesco anglosassone, ma ne rappresenta un’evoluzione intelligente. Se siete fan di Colin Dexter, P.D. James o Elizabeth George, troverete qui tutti gli ingredienti che amate: un’ambientazione carismatica, un caso ben costruito, e protagonisti indimenticabili.
Rispetto ai suoi illustri predecessori, Mason porta una ventata d’aria fresca: la società di oggi entra nella trama in modo naturale e potente, con temi come razzismo, classismo, disagio sociale, guerre e migrazione. Senza mai scadere nella retorica, l’autore ci offre uno sguardo lucido e coinvolgente sul mondo che ci circonda.
Per me, che leggo molti gialli, è stato un ritorno a un piacere che pensavo di aver perso: quello della lettura che sorprende senza tradire, che appassiona e insieme fa riflettere.
LE MIE RIFLESSIONI
Quello che ho amato davvero in Un omicidio a novembre è l’equilibrio tra trama investigativa e sviluppo umano. Non mi sono limitata a voler sapere “chi è l’assassino?”, ma mi sono ritrovata a chiedermi: “Chi sono davvero questi due ispettori?” e “Come faranno a sopravvivere, insieme e separati, al peso delle loro vite?”
Ryan è un personaggio imperfetto, ma profondamente umano, capace di intuizioni brillanti ma anche di scivolate emotive. La sua instabilità, la sua rabbia trattenuta, il suo amore per il figlio sono raccontati con grande delicatezza. Ray, al contrario, è il volto della compostezza, ma sotto la superficie liscia c’è un dolore antico, una continua lotta tra rigore e empatia.
Mi è piaciuto anche il modo in cui Mason gestisce il tempo narrativo, con un’alternanza di punti di vista, accelerazioni e rallentamenti, che tengono viva l’attenzione. Il tono è elegante ma mai snob, lo humour è sottile e a volte graffiante, le atmosfere sono magnetiche.
Se devo trovare un punto debole, è forse la prevedibilità iniziale della trama: certi schemi si riconoscono subito. Ma poi Mason riesce a ribaltare le aspettative, e questo lo rende ancora più abile.
CONCLUSIONE PERSONALE
Un omicidio a novembre di Simon Mason è un giallo perfettamente riuscito, che unisce tradizione e innovazione. Un’indagine intricata ma coerente, due protagonisti indimenticabili, una città – Oxford – che diventa personaggio a sua volta, e un finale che lascia il desiderio impellente di leggere il secondo volume.
Il mio voto? 5 stelle su 5, per la scrittura, la profondità psicologica e l’originalità con cui viene rielaborato il genere classico.
Lo consiglio caldamente a chi ama i gialli inglesi, ma anche a chi cerca storie che sanno parlare di vita, identità, scelte. E a chi ha voglia di conoscere una nuova, brillante coppia investigativa: Ryan e Ray Wilkins.
Avete già letto questo romanzo? Fatemi sapere cosa ne pensate… e se, come me, non vedete l’ora di leggere il seguito.
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