Recensione del Libro “L’amore mio non muore” di Roberto Saviano

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Ho scoperto “L’amore mio non muore” di Roberto Saviano in un momento in cui sentivo il bisogno di letture forti, capaci di scuotere la coscienza e il cuore. Il romanzo, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel maggio 2025, si presenta come una storia “impossibile ma vera”, e già questo contrasto mi ha catturato. La copertina essenziale, il titolo evocativo e il nome dell’autore – un punto di riferimento nella narrazione della criminalità organizzata – hanno fatto il resto. Sapevo di avere tra le mani qualcosa di importante.

È un romanzo, sì, ma è anche un documento di memoria, di denuncia, di amore. Saviano racconta la vicenda di Rossella Casini, giovane studentessa fiorentina vittima della ‘ndrangheta. Ho deciso di leggerlo dopo aver sentito un’intervista radiofonica in cui l’autore parlava con voce spezzata della protagonista, definendola “la più potente storia d’amore” che avesse mai incontrato. Le mie prime impressioni? Un pugno allo stomaco e una carezza insieme. Un libro che sapevo mi avrebbe cambiato.

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L’AUTORE E IL SUO PERCORSO

Conoscevo già Roberto Saviano per “Gomorra”, il libro che ha dato il via a una nuova stagione di letteratura civile in Italia. L’ho letto ai tempi del liceo e ricordo ancora il senso di sconcerto e indignazione che mi aveva lasciato. Nel tempo, ho seguito la sua evoluzione tra romanzi, reportage, graphic novel, e la sua instancabile attività pubblica. “ZeroZeroZero”, “Solo è il coraggio” e “La paranza dei bambini” sono titoli che mi hanno accompagnato negli anni.

Saviano non è solo un autore: è un testimone. Costretto a vivere sotto scorta dal 2006, ha fatto della scrittura un atto politico. In “L’amore mio non muore”, si percepisce tutta la maturità di un autore che conosce il dolore e sa raccontarlo con rispetto e profondità. Il suo stile diretto ma lirico, crudo ma empatico, riesce a restituire umanità anche là dove sembra essersi spenta.

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IL VIAGGIO NELLA STORIA

“L’amore mio non muore” ci conduce nella vita di Rossella Casini, poco più che ventenne, cresciuta in una Firenze tranquilla ma curiosa, aperta al mondo e agli altri. Negli anni turbolenti del ’77, tra proteste studentesche e ombre di eroina, Rossella conosce Francesco, uno studente calabrese. L’amore tra loro è travolgente, autentico, di quelli che fanno credere che tutto sia possibile.

Ma la realtà si impone con tutta la sua violenza. Francesco appartiene a una famiglia affiliata alla ‘ndrangheta, e Rossella lo scopre in un modo che le cambia la vita per sempre. Quando lo accompagna a Palmi, in Calabria, viene risucchiata nel vortice oscuro di una faida sanguinosa. Non fugge. Anzi, resta. Convinta che l’amore possa essere un’arma di trasformazione, si illude di poter spezzare il ciclo della violenza.

Il libro racconta, con una tensione narrativa altissima, i mesi che precedono la scomparsa di Rossella, il 22 febbraio 1981. Non è solo la storia di un amore finito in tragedia, ma il ritratto di una giovane donna che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, pagando un prezzo altissimo.

I temi affrontati sono profondi e attuali: l’amore come forma di resistenza, l’inganno delle apparenze, il coraggio civile. Rossella è un personaggio che buca la pagina. Leggendo di lei, si ha la sensazione di conoscerla davvero. Ho amato la sua ingenuità, la sua determinazione, la sua umanità.

Un passaggio che mi ha profondamente colpito è quando Saviano scrive: “Non c’è nulla di più coraggioso che amare sapendo che potrebbe distruggerti. Ma amare comunque, perché credi che solo così la vita abbia senso.” È una frase che mi è rimasta addosso, come una verità semplice e bruciante.

Lo stile di Saviano è potente: non si concede a orpelli inutili, ma riesce a essere lirico quando serve. Si percepisce la ricerca della verità, non solo dei fatti ma dei sentimenti, delle motivazioni, delle crepe interiori.

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IL LIBRO NEL PANORAMA LETTERARIO

Rispetto ad altre opere di Saviano, “L’amore mio non muore” ha qualcosa di diverso: è più intimo, più umano, forse anche più vulnerabile. Se “Gomorra” era una denuncia impietosa e collettiva, qui l’autore si concentra su una sola vicenda, ma la trasforma in simbolo universale.

Mi ha ricordato in parte la forza narrativa di “Accabadora” di Michela Murgia, per l’equilibrio tra fiction e realtà, e il coraggio tematico di “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek. Ma Saviano resta unico per la sua capacità di mescolare inchiesta e sentimento.

Consiglierei questo libro a chi ha amato storie come “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca o “Il corpo umano” di Paolo Giordano. A chi non ha paura di confrontarsi con il dolore e con la verità.

LE MIE RIFLESSIONI

Mi è piaciuto quasi tutto di questo libro. La voce narrativa, l’aderenza alla realtà, la delicatezza nel raccontare una vicenda così tragica. Ma se proprio devo trovare un punto critico, direi che alcuni passaggi centrali risultano leggermente rallentati, quasi didascalici, come se Saviano avesse il timore di non essere compreso fino in fondo.

L’impatto emotivo è fortissimo. Dopo averlo terminato, ho cercato articoli su Rossella Casini, ho parlato del libro con amici, ho riletto alcune parti sottolineate. È una lettura che ti segue, che ti cambia. E che, credo, continuerà a dire qualcosa anche negli anni futuri.

Resterà nel tempo perché è una storia necessaria. Perché Rossella Casini è una figura che meritava di essere ricordata. E perché la scrittura di Saviano riesce a scolpire nella memoria.

La lettura è scorrevole, nonostante i temi durissimi. Non è un libro facile, ma è accessibile. E, soprattutto, è necessario.

CONCLUSIONE PERSONALE

“L’amore mio non muore” è un romanzo che mi ha toccato profondamente. Una lettura intensa, dolorosa, ma anche piena di amore e dignità. Il mio voto personale è 9 su 10: per la forza della storia, la sensibilità dell’autore, e il valore civile del racconto.

Lo consiglio a chi crede che la letteratura debba anche educare e commemorare. A chi vuole conoscere meglio l’Italia, quella vera, fatta di silenzi, coraggio e bellezza nascosta. A chi non ha paura di emozionarsi e riflettere.

Se hai letto anche tu “L’amore mio non muore”, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Hai sentito anche tu quella voce interiore che, dopo l’ultima pagina, continua a dire: “Non dimenticare”?


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