Ho incontrato Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher di Alice Guerra quasi per caso, tra i consigli di lettura di una newsletter letteraria che seguo ogni settimana. Il titolo ha subito catturato la mia attenzione: un tributo a Jessica Fletcher, la mitica protagonista de La signora in giallo, è qualcosa che difficilmente posso ignorare. Pubblicato nel 2024, questo cozy crime veneto dal tono ironico e intimista si è subito guadagnato un posto nella mia libreria digitale.
Conoscevo già Alice Guerra per i suoi video autoironici sui social, in dialetto veneto e con quel misto di malinconia e umorismo che la rendono immediatamente simpatica. Ma non sapevo che il suo primo libro sarebbe stato così vicino al mio modo di sentire e vivere l’ansia, la provincia, e l’amore per le detective story. L’ho iniziato una sera d’estate, pensando di trovare una lettura leggera… e mi sono trovata a ridere, riflettere e, in alcuni passaggi, anche commuovermi.
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L’autrice e il suo percorso
Alice Guerra è una content creator e, con questo esordio narrativo, si presenta anche come scrittrice. Il suo stile è fresco, autentico e chiaramente autobiografico. Non è una scrittura letteraria nel senso classico del termine, ma è diretta, genuina e profondamente riconoscibile. Non ho letto altre sue opere (non ce ne sono ancora), ma ho seguito diversi suoi video in cui racconta la vita in provincia con tono ironico e malinconico insieme.
L’elemento biografico è forte: ansia generalizzata, trent’anni vissuti con fatica, relazioni disfunzionali, animali come rifugio emotivo. Tutto questo Alice lo mette in pagina con sincerità, e si sente. Anche se non ha ancora ricevuto premi letterari, la sua voce è già un piccolo fenomeno generazionale, e credo che col tempo potrà crescere ancora, anche in termini narrativi.
Il viaggio nella storia
Il romanzo si apre con una sparizione: Luigino, un novantenne di Mestre, scompare lasciando solo una bicicletta e un sacco di mangime per galline. A indagare non è un detective, bensì Alice, autoproclamatasi “l’influencer di Mestre”, appassionata della Signora in giallo e dotata di un’invidiabile capacità di ficcare il naso ovunque. Accanto a lei, il riluttante commissario siciliano Lo Cascio, che odia il Veneto e spera di tornare presto al Sud.
Alice non ha alcuna formazione investigativa, ma segue i consigli appresi da Jessica Fletcher, che apre ogni capitolo con una delle sue massime: “Se qualcosa non torna, è meglio ficcare il naso” oppure “Anche la tua amica può essere un’assassina”. Così, tra un gingerino al bar, una visita alle poste e un confidenziale pomeriggio con le “zie”, Alice comincia a scoprire dettagli della vita di Luigino… e della propria.
Il tono è leggero, i dialoghi frizzanti e spesso in dialetto veneto, con note a piè di pagina per aiutare anche chi non è del posto. L’umorismo è uno dei punti forti del libro, ma non mancano momenti di intima riflessione, come quando Alice parla del suo disturbo d’ansia, delle sue relazioni sentimentali finite male o del suo bisogno di sentirsi finalmente “abbastanza”.
La narrazione si muove tra due binari: da un lato la finta indagine – più pretesto che vera trama gialla – e dall’altro la storia personale di Alice, che diventa via via più centrale. Questo, se da una parte rende il libro coinvolgente e personale, dall’altra può deludere chi si aspetta un vero giallo con indizi, colpi di scena e un finale imprevedibile.
Ma il punto non è la suspense. Il mistero di Luigino è più un catalizzatore emotivo che un enigma da risolvere. Serve a far emergere storie, identità, connessioni umane. E quando, alla fine, la verità viene svelata in stile Poirot, con tutti i personaggi radunati, il lettore non resta sorpreso tanto dal “chi” quanto dal “perché”.
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Il libro nel panorama letterario
In un panorama letterario sempre più aperto alla contaminazione tra generi, Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher si inserisce perfettamente nel filone del cozy crime contemporaneo, ma con una forte identità personale. Lo si può accostare ad autori come Serena Dandini o Chiara Moscardelli per ironia e stile confidenziale, ma Alice Guerra ha una voce tutta sua, fatta di provincia, dialetto e una sincerità disarmante.
A differenza dei gialli tradizionali, qui il crimine è solo un’ombra, uno spunto. Il cuore del libro sono le relazioni, l’ironia e la capacità di Alice di raccontare la vita vera senza prendersi troppo sul serio. Per chi ama i romanzi “ibridi”, con una forte componente autobiografica e uno stile brillante, questo è un titolo imperdibile.
Lo consiglierei a chi cerca una lettura leggera ma non banale, soprattutto alle donne tra i 25 e i 40 anni che si rivedono in quel mix di insicurezza, ironia e nostalgia degli anni ’90.
Le mie riflessioni
Quello che più ho apprezzato di questo libro è la naturalezza con cui Alice Guerra alterna comicità e profondità, passando dai drammi interiori alla descrizione di un pollo in fuga senza soluzione di continuità. Mi ha fatto ridere spesso, ma in quelle risate c’era anche tanta verità.
I punti di forza sono:
- La lingua mista, tra italiano e veneto, che rende tutto più autentico;
- Le citazioni dalla Signora in giallo, che sono sia affettuosi omaggi sia piccoli manuali di vita;
- La protagonista/narratrice, che si racconta con vulnerabilità ma anche con autoironia, in un perfetto equilibrio tra confessione e divertimento.
Avrei voluto una trama investigativa più curata, è vero. Il “mistero” si svela in modo abbastanza prevedibile e non offre molta tensione. Ma ho scelto di non giudicare il libro per ciò che non è, e di apprezzarlo per ciò che funziona: la voce narrante, l’empatia, il sorriso malinconico che lascia addosso.
Questo libro mi ha riportato a momenti semplici e felici, come le estati in casa, le puntate pomeridiane della Signora in giallo con mio padre e il dialetto della mia infanzia. E, per questo, gli sono grata.
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Conclusione personale
Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher di Alice Guerra è una lettura che mi ha sorpresa e fatta sentire a casa. Non è un giallo nel senso classico del termine, ma una commedia dolceamara in cui il mistero è solo un pretesto per parlare di ansia, identità e affetti.
Il mio voto? 4 stelle su 5. Un esordio promettente, che diverte, consola e regala qualche verità inaspettata tra una battuta e l’altra.
Lo consiglio a chi cerca una storia originale, scritta col cuore, e piena di umanità e ironia. Zia Jessica, ne sono sicura, sarebbe fiera di Alice. E voi? L’avete già letto? Vi siete ritrovati anche voi in una delle dieci cose che ha imparato?
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