Ho incontrato Sotto mentite spoglie di Antonio Manzini in una fredda mattina di novembre, con l’aria che già profumava di legna bruciata e Natale alle porte. Pubblicato nel 2023 e appartenente al genere giallo/noir contemporaneo, il romanzo segna il quindicesimo capitolo della fortunata saga di Rocco Schiavone, vicequestore romano trapiantato ad Aosta. L’ho acquistato senza esitazioni: seguo Schiavone fin dal suo esordio, e ogni nuova indagine per me è come ritrovare un vecchio amico burbero e inaffidabile, ma sempre capace di sorprendermi. Fin dalle prime righe, ho sentito di nuovo quel misto di disincanto e ironia che rende la penna di Manzini così riconoscibile. E ho capito che, anche stavolta, non mi avrebbe deluso.
Nessun prodotto trovato.
L’autore e il suo percorso
Antonio Manzini, attore, sceneggiatore e scrittore, è uno dei nomi più amati della narrativa italiana. Nato a Roma nel 1964, ha saputo costruire nel tempo un protagonista iconico: Rocco Schiavone, investigatore ruvido e fuori dagli schemi, ma profondamente umano. La sua scrittura si distingue per uno stile fluido, ironico, tagliente, capace di mescolare introspezione e intrattenimento. Oltre alla serie di Schiavone, Manzini ha scritto romanzi indipendenti e sceneggiature per cinema e TV. La trasposizione televisiva con Marco Giallini ha consacrato il personaggio presso il grande pubblico. Il suo percorso narrativo è una continua esplorazione del confine tra legge e giustizia, tra apparenza e verità: temi che in Sotto mentite spoglie tornano con forza.
Il viaggio nella storia
Sotto mentite spoglie si apre con un’atmosfera insolita: è dicembre, e Aosta si riempie di luminarie, canti natalizi e una frenesia che irrita profondamente Rocco. Il Natale, per lui, non è che una “rottura di coglioni di ottavo livello”, e ogni decorazione è solo un ulteriore fastidio. Ma questa volta il disagio festivo è solo l’inizio di un intreccio complesso e sfaccettato.
Tre sono i casi che si intrecciano: una rapina in banca finita male, con i malviventi che fuggono sotto il naso della polizia; il ritrovamento di un cadavere zavorrato in un lago ghiacciato; e la misteriosa scomparsa di un chimico di un’azienda farmaceutica. Tre indagini che, inizialmente separate, finiscono per avvicinarsi sempre di più, svelando un disegno criminale molto più ampio di quanto Schiavone potesse immaginare.
Ciò che colpisce è la struttura narrativa fluida ma stratificata: i fili della trama si incrociano lentamente, lasciando al lettore il piacere di seguire ogni svolta con crescente attenzione. I casi non sono solo misteri da risolvere, ma specchi della fragilità umana. L’omicidio, la fuga, l’avidità, il camuffamento morale: ogni crimine è un modo per parlare della società e dei compromessi che spesso nascondiamo dietro maschere.
Il personaggio di Rocco è più vulnerabile che mai. Sempre sarcastico, spesso scorbutico, ma è anche un uomo che riflette, che si interroga, che sente il peso del passato. Sandra, che sta per uscire dall’ospedale, rappresenta un barlume di speranza, ma anche la consapevolezza di un cambiamento imminente. Le visite quotidiane di Rocco rivelano una cura e un’attenzione che si scontrano con la solitudine e l’assenza di Marina, la moglie scomparsa.
Il tono del romanzo è quello tipico di Manzini: ironia amara, battute fulminanti, uno sguardo lucido e disilluso sul mondo. La lingua è viva, sporca, piena di romanesco e riferimenti reali, eppure mai banale. I dialoghi sono autentici, e i personaggi secondari (Italo, D’Intino, Michela, il magistrato Baldi, il questore Costa) evolvono insieme al protagonista. La squadra, sempre più affiatata, diventa un vero microcosmo umano.
Un momento che mi ha colpita in modo particolare è la scena della rapina in banca: i rapinatori, travestiti, riescono a fuggire tra gli ostaggi sotto gli occhi della polizia. Un colpo di scena amaro e beffardo, che mette Rocco alla berlina e lo costringe a ripartire da zero. Ma è proprio da queste umiliazioni che Schiavone trae forza: la rabbia si trasforma in energia investigativa.
Nessun prodotto trovato.
Il libro nel panorama letterario
Nel vasto panorama del giallo italiano contemporaneo, Sotto mentite spoglie si distingue per l’equilibrio tra introspezione e azione. Rispetto ad altri episodi della serie, qui Manzini sembra voler rallentare per approfondire il lato umano del protagonista. Meno “thriller”, più “romanzo”, nel senso più alto del termine.
Se in Le ossa parlano l’indagine si muoveva attorno al trauma e al rimosso, qui tutto ruota attorno alla maschera, all’identità che ognuno costruisce per sopravvivere. Il titolo, Sotto mentite spoglie, è una chiave di lettura potente e trasversale. Tutti, nel romanzo, nascondono qualcosa. Anche Rocco.
Questo romanzo si inserisce con coerenza nel percorso della serie, ma segna anche una piccola svolta di maturità. La narrazione è più densa, più riflessiva. Il ritmo è meno incalzante, ma più profondo. E lo stile di Manzini, inconfondibile, resta una delle penne più vive del noir italiano.
Nessun prodotto trovato.
Le mie riflessioni
Quello che ho apprezzato maggiormente in Sotto mentite spoglie è il suo essere un romanzo di personaggi prima ancora che di trama. Nonostante il giallo sia ben costruito e ricco di colpi di scena, ciò che resta è l’evoluzione di Rocco Schiavone: un uomo che ha amato e perso, che si rifiuta di diventare cinico del tutto, che continua a cercare verità anche quando sarebbe più comodo distogliere lo sguardo.
Alcuni passaggi sono intensi, emozionanti, tanto da lasciare il segno anche a lettura finita. Certo, qualche parte potrebbe sembrare più debole o ridondante, e in alcuni momenti si ha l’impressione che la trama si diluisca. Ma è un difetto che perdono volentieri, perché è bilanciato dalla ricchezza emotiva e dalla profondità narrativa.
La lettura scorre con piacere, pur richiedendo attenzione: non è un giallo da ombrellone, ma una storia che chiede partecipazione. Manzini scrive per chi vuole pensare, oltre che divertirsi. E il finale lascia aperti spiragli interessanti, sia sul piano personale che su quello professionale.
Conclusione personale
Sotto mentite spoglie di Antonio Manzini è uno dei capitoli più intensi e consapevoli della saga di Rocco Schiavone. Un romanzo che mescola mistero, umanità e ironia, senza mai cadere nel banale. Il mio voto finale è 9/10: un libro che sa emozionare, riflettere e sorprendere.
Lo consiglio a chi già conosce Schiavone, ma anche a chi ama i gialli psicologici, le storie in cui il delitto è solo il punto di partenza per scavare nell’animo umano. Se anche tu l’hai letto, dimmi: sotto quali mentite spoglie ti sei nascosto, leggendo questo libro?
Nessun prodotto trovato.