Recensione “Il ballo delle pazze” di Victoria Mas

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Ho scoperto Il ballo delle pazze di Victoria Mas quasi per caso, in una delle mie solite incursioni in libreria, attratta prima dalla copertina, poi dalla sinossi: Parigi, 1885, la Salpêtrière, un manicomio femminile, e un ballo mascherato che sovverte l’ordine e fa cadere le maschere sociali. Pubblicato per la prima volta in Francia nel 2019 e arrivato in Italia grazie a edizioni e/o nel 2021, questo romanzo storico mi ha subito colpito per l’ambientazione suggestiva e il tema scottante.

Il libro si colloca a metà tra romanzo storico e denuncia sociale, con un tocco quasi gotico nella descrizione dell’ospedale psichiatrico. A spingermi a leggerlo è stata la promessa implicita nel titolo: quella di un contrasto tra follia e lucidità, tra oppressione e libertà. E la mia prima impressione è stata di essere entrata in un mondo tanto affascinante quanto disturbante, dove la verità storica si fonde con la narrativa in modo potente.

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Victoria Mas e il suo percorso

Victoria Mas, figlia della celebre cantante Jeanne Mas, è al suo esordio letterario con questo romanzo, e già dalle prime pagine si percepisce la sua formazione come sceneggiatrice cinematografica: le scene sono visive, i personaggi si muovono quasi su un palcoscenico, inquadrati da luci e ombre che ne amplificano le contraddizioni interiori.

Non avevo mai letto nulla di suo, ma dopo Il ballo delle pazze ho cercato interviste e approfondimenti: il romanzo ha vinto premi prestigiosi in Francia, tra cui il Prix Renaudot des Lycéens, e ha avuto un immediato successo internazionale, tanto che è già stato adattato in un film (disponibile su Amazon Prime Video). La biografia dell’autrice emerge soprattutto nella scelta dei temi: la condizione femminile, il potere patriarcale, la ribellione delle donne “diverse”.

Il viaggio nella storia

Parigi, 1885. L’ospedale della Salpêtrière è una prigione elegante per donne considerate “isteriche”, “alienate”, “pazze”. In realtà, la follia è spesso solo una maschera imposta da padri, mariti e fratelli a donne scomode, ribelli, troppo vive per essere contenute in un mondo che vuole la donna silenziosa e sottomessa.

Tra queste donne incontriamo Louise, una ragazzina segnata da abusi e violenze, Thérèse, la “magliaia” e decana delle internate, più madre che folle, e Geneviève, l’infermiera capo che crede nella scienza come unica verità. Ma la figura che più mi ha colpita è Eugénie Cléry, borghese, colta, indipendente, e portatrice di un dono particolare: può vedere e parlare con i morti.

Quando confida il suo segreto all’amata nonna, è tradita e rinchiusa nella Salpêtrière. La sua è una colpa che non ammette redenzione: l’essere donna e diversa. L’incontro con Geneviève rappresenta la miccia che fa esplodere silenzi e convinzioni. Quella che sembrava una donna fredda e razionale si rivela, sotto la corazza, profondamente ferita, e in cerca – forse da sempre – di un modo per redimersi.

Il ballo delle pazze, evento annuale atteso e temuto, è il punto culminante: per una sera, le internate si travestono e vengono osservate dalla Parigi bene, come attrazioni da zoo umano. Ma ciò che dovrebbe essere spettacolo si trasforma in rivelazione: le maschere, invece di coprire, svelano. E il confine tra normalità e follia si fa sottile, quasi impalpabile.

Tra i temi che mi hanno colpita di più c’è quello della reclusione femminile, fisica ma anche mentale. Il romanzo pone una domanda tagliente: cosa rende davvero una donna “pazza”? Il desiderio di libertà? L’amore per il sapere? La ribellione alla norma?

Lo stile della Mas è diretto e visivo, senza fronzoli né sentimentalismi, ma capace di evocare emozioni forti. Alcune descrizioni sono crude, altre liriche. Ho trovato commovente il momento in cui Eugénie comprende che non sarà la scienza a salvarla, ma la complicità di un’altra donna. Una sorellanza silenziosa che attraversa le pagine e che, alla fine, si impone come unica vera forza di riscatto.

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Il libro nel panorama letterario

Il ballo delle pazze si inserisce nel filone della narrativa femminista storica, accanto a romanzi come Donne che parlano di Miriam Toews o Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, anche se con toni meno distopici e più realistici.

Rispetto ad altri romanzi sull’isteria e sulla psichiatria ottocentesca, come La ragazza con la Leica o La paziente silenziosa, Victoria Mas sceglie di non indugiare nei tecnicismi, ma di raccontare le storie dal punto di vista delle vittime, lasciando che siano loro a parlare. E questo è uno dei motivi per cui il romanzo riesce a essere tanto immediato.

Rispetto ad altri romanzi d’esordio, lo stile è sorprendentemente maturo, anche se – lo ammetto – avrei voluto qualche pagina in più per approfondire meglio alcuni passaggi.

Lo consiglierei a chi ama la storia sociale, a chi cerca letture che facciano riflettere senza essere pedanti, ma anche a chi vuole una narrazione veloce, avvincente, e profondamente umana.

Le mie riflessioni

Quello che mi ha davvero colpito in Il ballo delle pazze è la lucidità con cui Victoria Mas racconta l’oppressione femminile, senza mai cadere nella retorica. Le sue protagoniste non sono eroine da manuale, ma donne reali, imperfette, fragili e forti al tempo stesso.

Il romanzo mi ha lasciato con un senso di inquietudine produttiva: ho iniziato a leggere per curiosità storica, ma ho finito per interrogarmi sul presente. Quanto è cambiato davvero il nostro modo di trattare chi è “diverso”? Quanto peso hanno ancora oggi le etichette, i pregiudizi, le aspettative sociali sulle donne?

Ciò che avrei voluto di più è un approfondimento storico maggiore: la figura di Charcot, per esempio, viene delineata con rispetto ma resta sullo sfondo. Il contesto medico-sociale è ricco, ma appena accennato. Allo stesso tempo, ho trovato alcune conclusioni narrative un po’ affrettate, come se la tensione accumulata venisse risolta troppo in fretta.

Nonostante ciò, Il ballo delle pazze è una lettura che si divora, intensa, scorrevole, emotivamente coinvolgente. Una storia che resta addosso.

Conclusione personale

Il ballo delle pazze di Victoria Mas è uno di quei romanzi che leggi tutto d’un fiato, ma che continuano a parlarti anche dopo l’ultima pagina. Il mio voto è un 4 su 5, con la consapevolezza che, seppur breve, questo romanzo riesce a lasciare il segno.

Lo consiglio a chi ama le storie di donne forti, a chi non si stanca mai di interrogarsi sulla giustizia sociale, e a chi cerca nella narrativa una lente per leggere anche il presente. Se lo avete letto, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate: vi ha lasciato anche a voi quel nodo in gola difficile da sciogliere?

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